Miti (seconda puntata del tema “Insicurezza”)

Se analizziamo razionalmente il tema “autostima”, è importante mettere a fuoco la sua “relatività”: nella vita non smettiamo mai di imparare, di conseguenza un individuo come potrebbe essere totalmente sicuro di sé?
Peraltro, neppure nelle scienze esatte possiamo trovare sicurezze o verità assolute: nella prima metà del secolo scorso un fisico tedesco, Werner Heisemberg, dimostrò che di un elettrone, (cioè di una delle particelle fondamentali dell’atomo, cioè della materia che costituisce l’universo, noi inclusi) possiamo conoscere precisamente o la velocità, o la posizione; non entrambe le cose insieme.

Questo principio, dal nome dello scopritore, è conosciuto come “principio di indeterminazione di Heisemberg”.

Una delle cose che è utile o necessario imparare, perciò, è la capacità di tollerare un certo livello di indeterminazione, di incertezza.

Chi va alla ricerca della sicurezza assoluta, o chi si spaccia per totalmente sicuro di sé, sta entrando in una trappola, oppure sta cercando di farci entrare qualcuno.

Trappola, o mito: ci cadono più facilmente le persone che hanno, verso se stessi, ed il mondo, un atteggiamento che è definito “tutto o nulla”. 
O si arriva alla perfezione, oppure non si conta nulla, arrivare al secondo posto è lo stesso che arrivare ultimi, e così via; questo vale per l’essere, ma anche per l’avere: o abito in una villa hollywoodiana, o in una catapecchia, o sono bella come Naomi Campbell, o faccio schifo…

O sono sicuro di me al 100%, o mi vado a nascondere.

Possiamo capire quanto un atteggiamento del genere sia pericoloso: se si parte dal dogma “o è il massimo, o è il minimo”, visto che il massimo è irraggiungibile, ci resta solo il minimo, ma questo sfocia costantemente nella delusione, su noi stessi, sugli altri, e sul mondo; inoltre, quando si cerca sempre il massimo ( e non lo si trova), ciò che succede ogni giorno, i piccoli piaceri del vivere, perdono visibilità e valore, quindi la realtà stessa è come svalutata.

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