Insicurezza, miti e autonomia

Anche questo tema è suddiviso in tre puntate; in questa prima scriverò dell’insicurezza, cercando di dare opinioni personali sulle radici dell’insicurezza; in seguito, cercherò di evidenziare come la sfiducia in sé sia legata non solo e non tanto ad esperienze che provocano delusioni sulle nostre capacità e abilità, ma a confronti che spesso facciamo basandoci su false mitologie, che vengono proposte da “altri”.
Infine, darò alcune informazioni su come liberarci dalle false mitologie, e arrivare gradualmente a conoscerci in modo “autonomo” e quindi più realistico ed efficace.

INSICUREZZA


L’impulso o la necessità di consultare uno psicoterapeuta sono motivate dal disagio, da un qualche tipo di sofferenza, insomma dalla impressione netta di avere un “problema”.

Qualunque esso sia, è utile cercare di capire se ci possa essere un presupposto generale da cui il problema può derivare.
Talvolta, esso si concretizza in una sensazione, quella di aver perso, o non aver mai avuto abbastanza, quella che viene definita “sicurezza in se stessi”: sappiamo di averla se siamo consapevoli di saper gestire efficacemente le relazioni con gli altri, se abbiamo la capacità di risolvere la maggior parte delle difficoltà che ogni giorno ci si trova a dover affrontare.

Il meccanismo attraverso il quale una persona impara a fidarsi delle proprie capacità e abilità è legato all’apprendimento; in effetti, quando nasciamo sappiamo fare, in modo istintivo, ben poche cose: succhiare (nutrirci) evacuare, piangere, e respirare, cioè giusto quelle indispensabili a sopravvivere.
Tutto il resto, lo costruiamo sperimentando, perciò l’esperienza è lo strumento che durante l’intero arco della vita permette all’individuo di svilupparsi, occupare un territorio, costruire legami sociali, consolidare gli obiettivi raggiunti, progredire.

Fare esperienza quindi, e continuare a farla, è indispensabile non solo per sopravvivere, ma anche per evolvere come persona, e nelle relazioni con gli altri.
Che cosa porta una creatura vivente, quindi non solo gli esseri umani, a sperimentare? 
In sostanza, ritengo sia una delle emozioni primarie, e cioè la curiosità.
Ma a frenare la curiosità, e quindi a ridurre le possibilità di imparare dalle nuove esperienze, interviene una seconda emozione primaria, cioè la paura.
Naturalmente, la paura ha una funzione indispensabile, se non ci fosse si avrebbero parecchie difficoltà a restare in vita, proprio in quanto mancherebbe la percezione di qualsiasi pericolo.

Ma anche la curiosità ha una funzione indispensabile, e la possibilità di vivere ed cambiare è connessa ad un equilibrio dinamico fra curiosità e paura.

Che succede nel caso in cui prevale la paura? 
Prendiamo ad esempio una paura diffusa, quella di non essere accettati, apprezzati, graditi; in questo caso, di solito la persona oppone resistenza ad iniziare relazioni sociali, e questo la ostacola non solo a costruirsi una immagine di sé che rafforzi l’autostima, ma anche ad avere una dimensione di esistenza arricchita dal rapporto con altri.

L’uomo è un animale sociale, ed il sentirsi parte di un gruppo (al limite composto da due individui) sembra essere un fattore di stabilità a cui solo per costrizione, o in casi davvero particolari, si può rinunciare.

Anche la polarità opposta, cioè il prevalere della curiosità, ha risvolti negativi: in generale, potrebbe portare alla rapida estinzione dell’interesse verso un qualsiasi tema o situazione (prima ritenuti attraenti), e quindi a non consentire una conoscenza sufficiente; in altri termini, sarebbe un tipo di curiosità “compulsiva”, che non permette di imparare. 
Dal punto di vista delle relazioni con altre persone, l’effetto sarebbe simile, cioè si instaurano legami superficiali, presto interrotti dalla noia, o dall’idea che si è capito tutto. Anche chi incontra un individuo del genere, rileva presto la inconsistenza e superficialità del suo impegno, di conseguenza spesso la relazione non prende l’avvio, oppure non continua. 
Per sintetizzare, ci si costruisce una sicurezza in sé (relativa) per “prove ed errori”, cioè imparando man mano a risolvere difficoltà, e lo strumento emotivo che facilita la sperimentazione è la curiosità verso ciò che non si conosce, e/o non si sa fare.

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