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Auto InganniE' in libreria e
sul sito della casa editrice il nuovo libro di Italo Conti

Per non essere più vittime dei tranelli che
ci costruiamo
da soli.

Un manuale di psicologia individuale che descrive i disagi che possono derivare da inganni e autoinganni, analizza i più pericolosi e i più frequenti e ne svela le possibili origini.
Un libro di auto-difesa personale contro il nostro peggior nemico: noi stessi.

PENE D'AMORE

Quanti vanno dallo psicoterapeuta per pene d’amore? Moltissimi, è probabilmente una delle ragioni più frequenti per le quali ci si rivolge allo psicologo.
Come mai? L’innamorarsi è una condizione  per certi aspetti bellissima (alcune persone, se non sono innamorate, è come se vivessero  con minore intensità, e perciò cercano sistematicamente di esserlo), ma può essere anche difficile, piena di contrasti, e nella quale è come se , a volte, chi è innamorato si trovasse di fronte ad un sé stesso diverso, imprevedibile nelle proprie reazioni emotive, inarrestabile nelle azioni, nel bene e nel male.

Cosa porta una persona ad innamorarsi di un’altra?
In genere, sono fattori inavvertiti dalla coscienza, e se l’innamorato si fa questa domanda, costruisce le risposte attraverso una analisi logica e razionale: mi piace fisicamente, come mi tratta, la sensibilità, le sintonie fra noi…
Ma l’innamoramento non è legato ad  analisi del genere; ci si innamora per una pura spinta emozionale.

Fatti i debiti distinguo,sarebbe come se chiedessimo ad uno perché ha comprato l’auto x; le risposte saranno costruite su una razionalizzazione della scelta. Cioè: è piccola ma grande dentro, la posteggio facilmente, è comoda, elegante, veloce, sicura, solida… Solo alcuni ammetteranno che  sono stati affascinati a prima vista dal modello, che ci hanno visto seduta una persona come loro avrebbero voluto essere, che “se ce l’hai, le ragazze ci vengono di sicuro”...
In altre parole, che la scelta è basata su emozioni indotte da fantasie.

E l’innamoramento? E’ la stessa cosa, nasce da emozioni indotte da fantasie:  un gesto, un profilo, un odore, un tono di voce, che nel passato di chi si innamora sono collegate a ricordi intensi di benessere, gioia, sicurezza, serenità, entusiasmo; non solo: ci si può sentire trascinati in modo irresistibile verso una persona se essa rievoca una somiglianza con  l’oggetto di un affetto fondamentale che non è stato soddisfatto, magari nella prima infanzia. Ricordi e affinità che però non ritornano alla memoria nel momento dell’innamorarsi, ma solo, a volte, più tardi, oppure mai.

I ricordi e le affinità non consapevoli hanno probabilmente un effetto simile alla cosiddetta pubblicità subliminale, che è stata sperimentata ( e successivamente proibita) molti anni fa: nella proiezione di un film, ogni tanto, veniva interpolata una immagine, per esempio di una persona che sorridendo teneva in mano un bicchiere di birra.
L’occhio umano ha bisogno di 16/18 fotogrammi al secondo per vedere il movimento, ed i films sono costruiti con questa progressione. Se viene inserito un fotogramma diverso fra i 16, consapevolmente noi non lo vediamo, ma in modo automatico il nostro cervello lo registra, e si è dimostrato che questo produce un effetto: un gran numero di persone, all’uscita dal cinema, sente il bisogno di fermarsi al primo bar, e bersi un bel bicchiere di birra fresca, magari anche in inverno…

Un altro motivo ignoto a chi “cade” in amore è la percezione olfattiva inconsapevole di  ferormoni che altrettanto inconsapevolmente vengono emessi dal partner.
I ferormoni (dal greco pherein "trasportare" e hormon "eccitare) sono sostanze volatili che vengono escrete da un individuo e che provocano in un individuo della stessa specie e, in genere, di sesso opposto, delle reazioni comportamentali, in particolare nel comportamento sessuale. E’ stato dimostrato che le donne al momento dell’ovulazione possono secernere ferormoni, e che un uomo può essere attratto dal sentore ferormonale emesso da una donna , pur senza esser consapevole di percepirlo. Naturalmente,(a parte l’ovulazione), il meccanismo funziona anche per una donna che viene inconsapevolmente attratta dai ferormoni emessi da un uomo.
Quindi, i motivi per cui ci si innamora possono essere numerosi, ma salvo casi rari sono legati o a ricordi e fantasie inconsci, o ad altrettanto inconsce percezioni visive, auditive,  o olfattive; le emozioni che proviamo, le chiamiamo innamoramento. La persona in amore si sente bene quando si trova con l’amato/a,  e sente di essere amato/a più o meno con la stessa intensità con cui ama.  
Dunque l’essere innamorati determina uno stato di dipendenza forte dalla presenza e dai segnali d’affetto e di esclusività che il partner manda, l’autonomia nella relazione con se stessi ed anche con altri viene più o meno limitata, la persona innamorata ha necessità di conferme (sull’essere amata, desiderata, “unica”, e così via).
E’ come se si fosse incrinata una sorta di integrità del sé, che può essere riparata solo dai segnali d’affetto del partner, e senza i quali l’essere innamorati diventa una vera e propria sofferenza.

Lo squlibrio  affettivo in amore


Come detto più sopra, c’è una situazione nella quale l’essere innamorati è invece che una gioia, un tormento, in particolare per uno dei due partners, ma in misura minore anche per l’altro.
Questo avviene quando uno dei due non riesce ad interpretare come soddisfacenti i segnali affettivi che l’altro gli/le manda, in sostanza si sente amato meno di quanto ami, e da questa sensazione nascono pensieri e timori di essere abbandonati;
ai pensieri conseguono azioni, che per lo più sono formulate o come richieste (in crescendo) di conferma e rassicurazione, o/e come rimproveri verso il partner che ama di meno, minacce di interrompere la relazione, litigi, crisi di rabbia o pianto.  
A questi sfoghi segue talvolta un periodo di relativa pace, ma se i dubbi (o le ragioni reali) sul diverso investimento affettivo permangono, la pace è temporanea, e dopo poco ricominciano le richieste, i rimproveri e la sofferenza.

Ci si potrebbe chiedere come mai una relazione in cui si verificano difficoltà di questo genere non si interrompa; in effetti, alcune volte uno dei due trova la determinazione di concluderla, ma è molto frequente che, vero o non vero che il coinvolgimento affettivo sia di intensità più alta per l’uno e più bassa per l’altro, di solito queste sono storie che si trascinano, pur nel disagio che entrambi provano.
Sembrerebbe perciò che stare assieme, anche in questo modo spiacevole, possa riservare ai partners dei vantaggi tali da mantenere in essere la storia.
Da qualche parte ho letto una specie di proverbio che recita all’incirca “una donna non abbandona mai un uomo se non ha pronto il sostituto”; in un contesto marittimo, si potrebbe dire “non abbandonare la nave che affonda se non ne hai una sana nelle vicinanze”;  interessante come spunto di riflessione, ma perché non dovrebbe esser valido anche per un uomo?

Oltre a questo, possono emergere molti altri “vantaggi”, sia di ordine pratico (economico, logistico) che affettivo/sessuale (“ho bisogno fisico di un uomo/una donna”, “non mi ama, ma a letto è un fenomeno” - fenomeno maschio o femmina –) che legati alla speranza nel futuro (“prima o poi riuscirò a farmi amare come voglio io”, “si accorgerà che io sono il/la meglio che può trovare sul mercato”).
Insomma, attraverso questi artifici una storia che zoppica può andare avanti anche per anni, e magari si arriva ad un compromesso per cui, “non è il massimo, ma va bene così”., oppure alla fine s’interrompe, ma forse entrambi sono in condizioni più stabili per affrontare e superare la crisi emotiva di una relazione che si conclude.

L’innamoramento ha una data di scadenza

Essere innamorati è una condizione così esaltante e coinvolgente che richiede una forte spesa di energie, e non ci riferiamo a quelle necessarie per un rapporto sessuale reciprocamente soddisfacente; parliamo delle energie occorrenti a mantenere alto il livello delle emozioni.
Perciò è molto improbabile che l’innamoramento riesca a protrarsi oltre un certo periodo; non è possibile fare una statistica, ma ci sono persone che consumano le emozioni in una rapida fiammata, e quindi dopo qualche giorno “si svegliano”, tra l’altro molto meravigliati, dalla sbornia, ma sobri, ed altre in cui questa passione riesce a mantenersi per mesi. ( i mesi possono diventare anni, ma andiamoci piano…).
In ogni caso, prima o poi si arriva alla data di scadenza, e dopo questa fase l’innamoramento può evolvere in due modi:

1) la tempesta è passata, e l’ex innamorato/a perde l’abbrivio, e non è più interessato/a; la relazione si interrompe, o, talvolta, c’è un gentlemen’s agreement che porta ad una più o meno blanda “amicizia”.

2)     Avviene una sorta di “cambiamento di stato” della relazione: da una tempesta emotiva, durante la quale è quasi sempre impossibile distinguere il partner fantasticato da quello reale, si passa ad un rapporto più maturo e basato su aspetti concreti; l’innamoramento si trasforma in amore, affetto per la persona reale, con i suoi pregi e difetti, e comincia un processo di conoscenza che virtualmente non termina neppure dopo decenni.

Quest’ultimo modello di amore riesce ad essere più stabile, anche perché la spesa energetica è minore; è come se la coppia, e il singolo, avessero raggiunto una sufficiente certezza della “conquista” dell’altro, e quindi possono da un lato sentirsi relativamente sereni ed appagati, e dall’altro avere le risorse per conoscersi ed esplorare sia le compatibilità, che le differenze, e mettere in atto un processo di mediazione appunto per esaltare le compatibilità, e ridurre l’impatto delle incompatibilità.

Amore vuol dir gelosia

Queste parole, che riportano il titolo di una ormai vecchissima canzone, hanno un sapore di aforisma: chi è innamorato, è geloso, c’è una corrispondenza biunivoca fra innamoramento e gelosia, e  chi dice che, pur innamorato, non è geloso, quasi certamente sta mentendo (o sull’essere innamorato, o sul non essere geloso).

Infatti, la gelosia è una emozione biologica, istintiva, la vediamo manifestarsi anche negli animali, che “pattugliano e difendono il territorio” non solo logistico, cioè gli spazi necessari a garantire il loro nutrimento e la sopravvivenza, ma anche sessuale, cioè controllano e difendono le femmine che servono a garantire la trasmissione del loro patrimonio genetico ai nuovi nati.

Per quanto meno apparente, una territorialità equivalente ce l’hanno le femmine di alcune specie, che attaccano altre femmine che dovessero minacciare la trasmissione dei loro geni.
E’ ovvio che nell’animale questo comportamento di difesa territoriale non è esercitato in modo studiato e consapevole, mentre negli umani la gelosia, pur provenendo da una pulsione istintiva, è spesso alimentata coscientemente, attraverso dei veri e propri schemi di pensiero, centrati sulla sfiducia e sul sospetto.

Si manifesta con comportamenti “aggressivi”, non tanto verso i/le concorrenti (che salvo casi rari, o non esistono, o non sono esplicitamente presenti o identificati), quanto verso il partner, che viene fatto oggetto di indagini, che sistematicamente violano la privacy, (lettura dei messaggi sul cellulare, delle e-mail, ricerca di biglietti e altre prove negli abiti, cassetti, borsette, analisi microbiologica della biancheria intima e simili, fino ad arrivare, non poi così eccezionalmente, ad assoldare delle agenzie di investigazioni private, che, da qualche anno, vista l’area di business, hanno cominciato ad offrire a prezzi abbordabili, tutto incluso, indagini su infedeltà…), sottoposto ad interrogatori di terzo grado, e spesso, minacciato o attaccato verbalmente, ma non solo.

A cosa sono dovuti questi comportamenti così aggressivi?
A parte i casi in cui l’infedeltà o il tradimento sono non un sospetto, ma una certezza, la gelosia nasce ed è alimentata  da pensieri e fantasie che inducono ansie e paure di perdere l’oggetto amato.
Il guaio è che queste azioni, che avrebbero il fine di rassicurare la persona gelosa,  possono provocare un effetto di logoramento sul partner, e quindi spesso ottengono esattamente ciò che cercano di evitare, cioè l’abbandono.

Di solito il geloso è informato di questo rischio, infatti il partner esprime il disappunto prima, poi il fastidio e successivamente la rabbia di sentirsi continuamente sotto accusa e processato per qualunque atteggiamento che può essere interpretato come un segnale di infedeltà (qualcuno una volta ha detto “penso che per evitare gli attacchi e le accuse dovrei essere cieco, sordo e muto, ma non so se basterebbe…”).
Tuttavia, questa informazione porta a ridurre le aggressioni solo in un numero ridotto di casi.
Perciò, la rissa continua, fino a portare alla separazione, oppure in una alternativa peggiore, ad una convivenza a dir poco disfunzionale, nella quale i partners si riservano uno il copione del persecutore, e l’altro quello della vittima.
Perché no? Può succedere che in questa piéce di teatro vengano coinvolti altri “attori” (parenti prossimi, amici) che si fanno intrappolare o nel cercare di mediare, disintossicare il rapporto fra i contendenti, o talvolta nel prender le parti dell’uno o dell’altro, amplificando e a volte trascinando il conflitto anche con i propri partners.

Se il lettore è d’accordo su quanto sopra, ne dovrebbe conseguire  che l’essere gelosi ed il sentirsi oggetto della gelosia del partner è soltanto un fastidio a dir poco, che se non viene disinnescato almeno nelle sue manifestazioni più forti, conduce inevitabilmente alla separazione.
Eppure, non sempre è così: ci sono situazioni nelle quali la gelosia del partner è considerata la prova del fatto che continua ad essere innamorato, quindi entro certi limiti ben accetta, stimolante, così come l’incertezza ed i dubbi provati dal geloso sono stimolanti per il geloso stesso, portano non solo all’indagine e al controllo, ma anche a dare più amore,  più seduzione, insomma a non lasciare che il rapporto tenda a trasformarsi in qualcosa di simile ad una abitudine in cui si dà per scontato tutto.
Una strofa di una vecchia canzone brasiliana sintetizza questo in modo poetico: “è saber que o ciume è o perfume do amor”… (la consapevolezza che
la gelosia è il profumo dell’amore…).

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Ultimo aggiornamento: 04.05.2012 ~ a Drauth.org site