La paura della paura

La paura della paura

Dopo la prima volta, chi ha avuto un attacco di panico comincia ad “aver paura della paura”, e ad impegnarsi in uno stato di attenzione, per controllare se sta per succedere di nuovo, nella illusione che se te ne accorgi prima, lo blocchi.
Cosa  fa:
1) controlla sistematicamente se il cuore batte più veloce, se sudano le mani, se manca l’aria, etc
2) evita altrettanto sistematicamente i luoghi, le situazioni, gli oggetti, simili a quello dove è avvenuto il primo ADP, e di conseguenza sviluppa una o più fobie.

Entrambe queste procedure sono quelle che la TBS definisce come “soluzioni inefficaci che non risolvono il problema, ma contribuiscono o a renderlo persistente, o a peggiorarlo”.

Infatti, la procedura 1), aumentando lo stato d’allerta nei confronti delle sensazioni negative, ha l’effetto di incrementarle;

la 2), oltre a confermare  la impossibilità di affrontare l’oggetto fobico, (appunto perché evitandolo, si costruisce nel pensiero e nella fantasia la certezza che, se non lo si evita, si avrà un ADP), riduce progressivamente l’autonomia e la fiducia in sé della persona, che quindi disporrà di risorse sempre minori per uscire dal disagio.
Insomma., la qualità della vita di chi soffre di fobie e panico si ridimensiona sempre più, e non è escluso che sopraggiunga una crisi depressiva, proprio perché si vive perennemente in uno stato d’ansia più o meno forte, e si è sempre meno capace di stare a proprio agio sia da soli che nell’ambiente di lavoro o nelle relazioni sociali.
Cioè, si vive nella paura e per la paura, un modo inaccettabile di trascorrere il presente, e un’ipoteca pesantissima, se non si fa niente per uscire dal problema, sul futuro.