E' in libreria e
sul sito della casa editrice il nuovo libro di Italo Conti
Per non essere più vittime dei tranelli che
ci costruiamo
da soli.
Un manuale di psicologia individuale che descrive i disagi che possono derivare da inganni e autoinganni, analizza i più pericolosi e i più frequenti e ne svela le possibili origini.
Un libro di auto-difesa personale contro il nostro peggior nemico: noi stessi.
Se analizziamo razionalmente il tema “autostima”, è importante mettere a fuoco la sua “relatività”; infatti, poiché nella vita non si smette mai di imparare, ne consegue che un individuo non potrà mai essere totalmente sicuro di sé.
Neppure nelle scienze esatte possiamo trovare sicurezze o verità assolute: nella prima metà del secolo scorso un fisico tedesco, Werner Heisemberg, dimostrò che di un elettrone, (cioè di una delle particelle fondamentali dell’atomo, cioè della materia che costituisce l’universo, noi inclusi) possiamo conoscere o la velocità, o la posizione; non entrambe le cose insieme.
Questo principio, dal nome dello scopritore, è conosciuto come “principio di indeterminazione di Heisemberg”.
Una delle cose che è utile o necessario imparare, perciò, è la capacità di tollerare un certo livello di indeterminazione, di insicurezza.
Chi va alla ricerca della sicurezza assoluta, o chi si spaccia per totalmente sicuro di sé, sta entrando in una trappola, oppure (lo spacciatore) sta cercando di farci entrare qualcuno.
Trappola, o mito: ci cadono più facilmente le persone che hanno, verso se stessi, ed il mondo, un atteggiamento che è definito “tutto o nulla”.
O si arriva alla perfezione, oppure non si conta nulla, arrivare al secondo posto è lo stesso che arrivare ultimi, e così via; questo vale per l’essere, ma anche per l’avere: o abito in una villa hollywoodiana, o in una catapecchia, o sono bella come Naomi Campbell, o faccio schifo…
O sono sicuro di me al 100%, o mi vado a nascondere.
Possiamo capire quanto un atteggiamento del genere sia pericoloso: se si parte dal dogma “o è il massimo, o è il minimo”, visto che il massimo è irraggiungibile, ci resta solo il minimo, ma questo sfocia costantemente nella delusione, su noi stessi, sugli altri, e sul mondo; inoltre, quando si cerca sempre il massimo ( e non lo si trova), ciò che succede ogni giorno, i piccoli piaceri del vivere, perdono visibilità e valore, quindi la realtà stessa è come svalutata.
Per concludere, la relativa sicurezza in se stessi, l’autostima, si conquistano giorno per giorno, confrontandosi con le difficoltà, le sfide, ed accettando di sbagliare, considerando gli errori come opportunità per imparare meglio e di più.
Il fatto di venire a patti con l’insicurezza, l’incertezza, il fatto di non pretendere di azzeccare ogni volta la soluzione efficace, di risolvere sempre tutte le equazioni della vita, insomma di perdere qualche volta e non vincere sempre, è un indice emblematico del progressivo abbandono delle mitologie, della ossessiva e frustrante ricerca dell’accettare se stessi solo se si raggiungono i valori massimi delle tabelle di valutazione.
Mi ricordo un film che vidi molti anni fa, dal titolo “Il sapore della ciliegia”, (credo avesse vinto un qualche premio), in cui la scena madre, per me, fu quando il protagonista, che interpretava la parte di un regista cinematografico, che aveva deciso di uccidersi, e cercava uno che lo seppellisse dopo il fattaccio, finalmente incontrò un vecchio contadino, che non rifiutò di farlo, ma prima disse: “ si, credo di capirti, anche io alla tua età, visto che col mio lavoro e il mio impegno più forte non riuscivo a dare da vivere alla mia famiglia, ho deciso di uccidermi. Ho preparato la corda, sono salito di notte sull’albero al quale volevo impiccarmi; era un ciliegio. Ho deciso di aspettare l’alba, e dopo aver passato la notte nel rimpianto, nella rabbia verso me stesso, finalmente, è sorto il sole.
Man mano che si faceva più chiaro, ho visto che mi trovavo su un ramo con molte foglie verdi, e fra queste delle bellissime ciliegie rosse e mature.
Senza potermelo impedire, come se fosse un’azione dettata dall’abitudine, ne ho colto una, e me la sono messa in bocca……e ho sentito il sapore della ciliegia….
Ho capito che la vita vale la pena di esser vissuta…”
Capire che la bellezza della vita è anche nell’apprezzare le piccole cose, che nel sapore di una ciliegia si trova un significato sufficiente per superare un grave problema, e per continuare a vivere, è il segno di una saggezza, di una autonomia dai modelli proposti, dalla schiavitù della dipendenza dal consenso manovrato da chissà chi, realizzata e conquistata.
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Per consulto via email, si intende un primo orientamento, un 'parere' e non una consulenza clinica, questa può essere approfondita solo dopo un ciclo di colloqui diretti con il paziente.
Il primo incontro è gratuito.
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